Storia delle Parrocchie di Eboli

08.05.2013 01:52

La parrocchia è la più piccola circoscrizione territoriale ecclesiastica, formata da un gruppo di fedeli affidati alle cure spirituali di un sacerdote, detto parroco. La divisione in parrocchia cominciò a effettuarsi quando con la crescita dei fedeli non ci si riusciva più a recarsi in un unico luogo di culto. Ciò si verificò prima nelle città: a Roma già nel III secolo l’organizzazione ecclesiastica era divisa in 25 tituli, le attuali parrocchie. Più tardi anche le piccole comunità di campagna ebbero le loro parrocchie, ma questo avvenne solo nel Basso Medioevo. A norma delle vigenti leggi canoniche la parrocchia è eminentemente una circoscrizione territoriale. Eccezionalmente possono esistere più parrocchie sullo stesso territorio per fedeli di rito e lingue diverse. In ogni parrocchia deve esservi un solo parroco. Se ve ne sono due sono in solidum, ossia hanno la stessa dignità, ma uno solo, cioè il moderatore è quello che ha le responsabilità civili. Più parrocchie formano una Diocesi, cui presiede un Vescovo che ha l’autorità di fondare parrocchie e nominare parroci. Le Diocesi, se grandi, possono dividersi in zone pastorali chiamate Foranie. La nostra città appartiene alla Forania di Eboli che comprende sette parrocchie.

 

S. Maria della Pietà

È eretta in parrocchia da mons. Laspro nel 1880. La chiesa però è molto antica: è l’originaria S. Maria de Conce costruita nel sec. XI; è nominata con questo nome anche in un documento del 1309. La sua antichità trova riscontro nello stile della chiesa, con costruzione solida ed imponente, maestosa, con facciata munita di un porticato chiuso da cancelli. Nel 1511 la chiesa è indicata già con l’attuale titolo. Clemente VII la eleva a Collegiata con non più di 12 canonici e un Primicerio con Bolla «In supereminentis Apostolice dignitatis», datata 4 maggio 1531. La prima nomina a Primicerio la ottiene don Donato Giuliani. Nel 1702 la chiesa si arricchisce di un meraviglioso gruppo ligneo denominato S. Maria della Pietà. La data che tutti conoscono, del 1698, non è altro che l’anno in cui si stipulò il contratto tra il Primicerio della Collegiata ed il celebre scultore Giacomo Colombo. Questa statua esce in processione solo in occasione di grandi eventi. L’ultimo è stato il giubileo del 2000. Il 17 agosto 1741 la Collegiata ottiene da papa Benedetto XIV le insegne per il Primicerio, il cantore e i canonici. L’8 agosto 1811 è detta “insigne Collegiata Chiesa Maggiore” con 22 membri: 12 canonici, 2 dignità e 8 ebdomadari. Il 13 luglio 1866 in applicazione alle leggi eversive il Capitolo è soppresso; tutti i beni sono incamerati dallo Stato. L’11 febbraio 1903, mons. Laspro, ricostituisce il Capitolo Collegiale con la dignità del Primicerio, con 6 canonici e 4 mansionari.

 

S. Bartolomeo Apostolo

La prima notizia sulla chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo è del giugno 1179, dove in un documento si legge che Benincasa, Abate del Monastero della SS. Trinità di Cava, compra una casa “in parrocchia Sancti Bartolomei”. Istituita la Collegiata di S. Maria della Pietà, la parrocchiale fu annessa alle dipendenze della stessa, come quasi tutte le parrocchie di Eboli. Nel 1654, la Parrocchia di S. Caterina (l’attuale chiesa di S. Giuseppe) fu soppressa e unita a S. Bartolomeo. La chiesa di S. Bartolomeo era ad una sola navata con l’altare maggiore e due cappelle laterali, una per lato. Era posta all’incrocio degli scaloni che portano il nome “Salita S. Bartolomeo” con via Roma, proprio sulla destra di chi sale.

Nel luglio 1917, mons. Grasso, arcivescovo di Salerno, visita la parrocchia dove vi ammira sull’altare il quadro della Madonna della Pace, ed annota che quest’opera è di un elevato valore artistico. Ma sia la chiesa sia le opere d’arte, furono tutte distrutte dai bombardamenti aerei del 1943. Si salvò solo un antico busto piuttosto tozzo e ruvido di S. Bartolomeo in pietra. La nuova chiesa di S. Bartolomeo, fu costruita ex nova dove prima della guerra v’era il campo sportivo. Con rito religioso il tempio fu solennemente benedetto l’8 dicembre 1957, e il 17 dicembre fu assegnato a don Teodoro Rossomando. Nel nuovo territorio parrocchiale vi è anche la cappella di S. Maria del Soccorso. Il 29 novembre 1965, nella chiesa di S. Bartolomeo, il signor Bernas Zdzistaw, invitò l’amico cardinale Carlo Wojtyla, Arcivescovo Metropolita di Cracovia in Polonia, futuro papa Giovanni Paolo II, ad amministrare alle sue figliole il Sacramento dell’Eucarestia. A causa del sisma del 1980, la chiesa subì danni alla parte superiore dell’ingresso e varie lesioni in tutta la struttura. Chiusa al culto, è stata riaperta l’1 giugno 1999.

 

S. Cuore di Gesù e S. Berniero

Dopo il terremoto del 1980 nasce un nuovo quartiere in loc. Pescara. Per le necessità pastorali di questa zona, mons. Italo D’Elia, Vicario Generale della Diocesi di Salerno, chiede nel 1981 un’area per costruirvi una chiesa. Dopo l’autorizzazione del Comune di Eboli di potervi installare un prefabbricato pesante, nel 1983, è donato dalla diocesi di Treviso un prefabbricato per lo svolgimento delle funzioni religiose. La chiesa è dedicata al Sacro Cuore di Gesù, sempre per volontà di mons. Italo D’Elia, per non far dimenticare la consacrazione della città di Eboli al S. Cuore di Gesù avvenuta il 28 marzo 1928, e a San Berniero perché compatrono della città. Il 28 giugno 1986 la chiesa è elevata a parrocchia con decorrenza dal 18 luglio 1986. Il suo territorio è interamente distaccato dalla parrocchia di S. Maria delle Grazie. Con il passare degli anni, con l’aumento delle attività pastorali il prefabbricato risulta insufficiente per eseguire le funzioni religiose e, pertanto, viene costruito un notevole Complesso parrocchiale, uno dei più grandi di tutta la Diocesi, consacrato da mons. Gerardo Pierro, il 3 settembre 1995. Nel 1998 sul sagrato della chiesa viene riconsacrata la città di Eboli al Sacro Cuore di Gesù per mano di mons. Gerardo Pierro, arcivescovo Metropolita di Salerno. Nel territorio parrocchiale vi è anche l’antica chiesa della Madonna della Catena.

 

S. Maria ad Intra

Antichissima chiesa parrocchiale, situata nella parte più alta della città, vicino alle mura del Castello Colonna. Fu denominata ad Intra perché situata all’interno delle mura. La notizia più antica di questa chiesa è del 977. Nel 1236 ha un rettore. Nel 1305 è indicata come rettoria con due titolari. Dal secolo XIV viene spesso ricordata come parrocchia. Essendo la parrocchia più antica della città, ha posseduto il privilegio della processione del Corpus Domini, fino a quando i canonici della Collegiata protestarono presso il Vicario Generale della Diocesi. Il 22 giugno 1746, fu firmato un decreto che la processione appartenesse non più a S. Maria ad Intra ma alla Collegiata, privilegio mai più revocato. Nel 1907 la chiesa fu dotata di una statua dell’Addolorata, opera del Guachi. Nel 1924, la Pia unione delle Figlie di Maria, eretta nella chiesa acquistò la statua di S. Agnese, opera degli artisti Vollono di Napoli. Con Decreto arcivescovile del 1962, il titolo e il beneficio sono trasferiti in una futura erigenda chiesa della nuova località del Paterno. Le prime funzioni si svolgono in una civile abitazione. La nuova chiesa prende il nome di S. Maria della Consolazione a ricordo dell’antico affresco che si trova nell’oratorio al fianco dell’antica chiesa di S. Maria ad Intra. Attendendo la fine della costruzione della nuova chiesa in località Fontanelle iniziata nel 1968, si costruisce una sede provvisoria, che in seguito diviene la sede definitiva della parrocchia perché i lavori di via Fontanelle non saranno mai ultimati. Primo parroco di questa nuova parrocchia sarà il compianto don Angelo Visconti. La chiesa è stata restaurata recentemente e nel campanile si possono ammirare le artistiche campane dell’antica chiesa.

 

S. Nicola de Schola Graeca in S. Vito al Sele

Il primo documento che concerne la chiesa di S. Nicola, è del 977. Nel 1095, il conte Ruggiero, signore di Eboli, dona detta chiesa all’abate Gregorio di S. Pietro Apostolo di Eboli. Tale dono è confermato dall’Arcivescovo Romualdo II nel 1160. Per vari secoli la chiesa fu grancia della badia di S. Pietro Apostolo. Il 16 marzo 1289 si ha il primo documento che la riporta come parrocchia. La chiesa nel 1309 è servita da ben quattro rettori, oltre al parroco ed i cappellani. Nel 1606 fu fondata nella chiesa la confraternita sotto il titolo di Maria Santissima del Carmine. Nell’anno 1709 fu fondata nella chiesa una Ricettizia di preti, che in seguito passò nella chiesa di S. Francesco. La chiesa cambiò forma e posizione nell’anno 1716. Nell’anno 1883 la chiesa fu consacrata da mons. Pietro Maglione, ultimo Vescovo ebolitano. Nel 1909 la chiesa aveva sette altari e su quello maggiore vi era la statua del Sacro Cuore di Gesù, opera dello scultore Raffaele Campa. Intorno al 1932 al campanile fu installato l’orologio smontato dal campanile di S. Rocco che si trovava all’inizio di Via Matteo Ripa. La chiesa fu danneggiata durante l’ultimo conflitto. Dall’1 novembre 1957, il titolo e il beneficio sono stati trasferiti in S. Vito al Sele, in loc. S. Cecilia, nel centro dell'abitato, mentre il territorio è accorpato a S. Eustachio e S. Biagio. La chiesa di S. Vito al Sele è già esistente nel X secolo, di proprietà della Curia Arcivescovile.

 

S. Maria del Carmine e S. Eustachio in S. Francesco

È la fusione di due parrocchie: S. Maria del Carmine e S. Lorenzo con S. Eustachio e S. Biagio, con sede nell’antichissima chiesa di S. Francesco fondata dai Frati Minori Conventuali nel XIII secolo. La chiesa di S. Francesco, diviene sede parrocchiale nel 1811, quando vi sono trasferiti il titolo e il beneficio dell’antica parrocchia di S. Lorenzo; nel 1836 vi è trasferita anche la ricettizia di S. Maria del Carmine. La prima notizia della chiesa di S. Lorenzo è del 1135. Il primo documento, invece, che accenna alla chiesa di S. Eustachio è del 1309; è elencata nel 1653 tra le parrocchie di Eboli. L’1 ottobre 1957, la sede della parrocchia di S. Eustachio e S. Biagio è trasferita in S. Nicola, per poi accorparsi il 28 giugno 1986 con quella di S. Maria del Carmine e S. Lorenzo, ricevendo l’attuale titolo.

 

Parrocchia S. Maria delle Grazie

Il Complesso conventuale è costruito dai Frati Domenicani alla fine del XV secolo. Soppresso il Monastero nel 1652 da Innocenzo X, nel 1690 è concesso ai Padri Riformati di S. Francesco. Il convento è soppresso ancora una volta dalle leggi eversive del 1807, e i Francesi adibiscono la chiesa a Quartiere Generale delle Truppe. Dal 1807 al 1932 il Complesso conventuale è rettoria. Nel 1932 il convento e la chiesa sono concessi alle Figlie di Cristo Re, rifugiate in Italia in seguito alla persecuzione religiosa e alla guerra civile scoppiata in Spagna. Il Convento viene completamente distrutto dai bombardamenti del 1943. Rimangono in piedi solo il campanile e la facciata della chiesa. Nel 1952 viene ricostruito l’intero complesso e  restaurato il campanile e il battistero. Le suore di Cristo Re vi ritornarono nel 1961. La chiesa della Madonna delle Grazie è elevata a parrocchia nel 1966 ed è nominato parroco don Enzo. Nel 1970 nella chiesa viene rifatto uno splendido pavimento. Dopo il sisma del 1980, la chiesa è interamente ristrutturata tranne la facciata e il battistero. La chiesa è a una sola navata con l’altare maggiore e altri tre altari per lato.